A pietre rovesciate.

A pietre Rovesciate, Mauro Tetti, Tunué, 2016
Rassegna stampa:

Mezza-penna.it -Intervista di Simonetta Spissu,  19.11.2016

Zest letteratura sostenibile -Intervista di Antonia Santopietro, 25. 10. 2016

Crapula club -Recensione A pietre rovesciate, di Antonio Russo De Vivo, 27.09.2016

Zest letteratura sostenibile -Recensione A pietre rovesciate, di Paolo Risi, 19.09.2016

Intervista a Mauro Tetti, Billy TG1, di Bruno Luverà, 14.08.2016

Oubliette Magazine -Recensione A pietre rovesciate, di Cristina Biolcati, 28.07.2016

Mangialibri -Recensione A pietre rovesciate, di Raffaello Ferrante, 27.07.2016

L’indice dei libri -Recensione A pietre rovesciate, di Cristian Mannu, 19.07.2016

Una banda di cefali -Intervista A pietre rovesciate, di Roberta Rega, 14.07.2016

Famiglia Cristiana– Narrativa italiana, 10.07.2016

Riot Van -Recensione + intervista, di Salvatore Cherchi, 09.07.2016

Sardinia Post Magazine – I libri, libreria Azuni (Sassari), 08.07.2016

Tempoxme -Dieci buoni motivi per NON leggere A pietre rovesciate, Mauro Tetti, 27.06.2016

Maperòrivista -A Pietre Rovesciate selezionato tra i 15 esordi del Master in editoria, di Samuela Serri, 27.06.2016

Radio città del capo, la colazione dei campioni. -Intervista di Massimiliano Colletti, 16.06.2016

Eroica fenice -Recensione A pietre rovesciate, di Rita Giordano, 16.06.2016

Unione Sarda -Presentazione A pietre rovesciate, Sassari, 15.06.2016

Biblioteca San Giorgio, Pistoia -Recensione di Elena Zucconi, 14.06.2016

Il centro -Recensione A pietre rovesciate, di Giuseppe Boi, 26.05.2016

Il centro.it -Recensione A pietre rovesciate, di Giuseppe Boi, 26.05.2016

Nerd experience -Intervista con Vanni Santoni e Mauro Tetti al Salone del libro, 23.05.2016

Il Foglio -Recensione A pietre rovesciate, di Edoardo Rialti, 18.05.2016

La voce di Pistoia -Presentazione A pietre rovesciate, 18.05.2016

Il Tirreno -Presentazione A pietre rovesciate, 18.05.2016

Ho un libro in testa -A pietre rovesciate, 13.05.2016

The nerd experience -I consigli di lettura, 10.05.2016

Sul romanzo -Recensione A pietre rovesciate, di Elena Cattaneo, 09.05.2016

Laserelegge -Presentazione A pietre rovesciate a Bologna, con Alberto Masala e Marcello Fois, 07.05.2016

Satisfiction -Recensione A pietre rovesciate, di Margi De Filpo, 04.05.2016

Portal of dreams -Sergio Vivaldi parla di A pietre rovesciate, 04.05.2016

La pagina bianca -Recensione A pietre rovesciate, 03.05.2016

Non riesco a saziarmi di libri -Diana D’Ambrosio parla di A pietre rovesciate, 27.04.2016

Via dei serpenti – Recensione A pietre rovesciate, di Anna Castellari, 22.04.2016

Radio Libri -Su A pietre rovesciate, 21.04.2016

L’espresso -Recensione A pietre rovesciate, di Manuela Caserta, 14.04.2016

Pioggia e Polenta -Estratto da A pietre rovesciate, Dora, lettura di Gaia Tarini, 14.04.2016

Sardegna Eventi -Presentazione A pietre rovesciate

Illa Magazine -Presentazione A pietre rovesciate, 14.04.2016

Unione Sarda -Presentazione A pietre rovesciate, 13.04.2016

Nazione indiana -Recensione A pietre rovesciate, di Francesca Matteoni, 12.04.2016

Mucchio selvaggio -Intervista su A pietre rovesciate, di Valeria Calò, 12.04.2016

Flatlandia -Intervista su A pietre rovesciate, di Sancho Santoni, 11.04.2016

Poetarum Silva -Recensione A pietre rovesciate, di Giovanna Amato, 08.04.2016

Il Mucchio Selvaggio, A pietre rovesciate di Mauro Tetti, di Valeria Calò, 06.04.2016

Terzo Piano Ascensore -Recensione A pietre rovesciate, 05.04.2016

La Nuova Sardegna -Presentazione Sassari di A pietre rovesciate, 02.04.2016

Liberi di scrivere -Recensione A pietre rovesciate, di Federica Guglietta, 01.04.2016

Panorama.it -Cinque libri da leggere ad Aprile, A pietre rovesciate, 01.04.2016

Ultimapagina –Le verità più atroci sono dentro le favole: recensione A pietre rovesciate, di Silvia Costantino, 31.03.2016

Barta -Recensione A pietre rovesciate, di Gaia Tarini, 26.03.2016

Senzaudio.it -Recensione A pietre rovesciate, di Gianluigi Bodi, 22.03.2016

Unione Sarda -Nella terra di Nur dove si cerca l’impossibile, di Giovanni Lorenzo Porrà, 19.03.2016

Sardinia Post -Recensione romanzo in uscita, di Francesca Mulas, 17.03.2016

Fischi di carta -Recensione A pietre rovesciate, di Milo Karoli, 17.03.2016

Una casa sull’albero -Estratto di A pietre rovesciate. 15.03.2016

La chianca -Estratto di A pietre rovesciate 15.03. 2016

Finzioni, coming soon -Anteprima romanzi in uscita nel 2016

Associazione italiana del libro -Presentazione A pietre rovesciate

 

_MG_9152 (2)                                                                                                            Fotografia di Francesca Bonanno

Testamento di me medesimo.

 

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Testamento di me medesimo malato tisico lucido di mente, scritto a mano contro mia moglie Maria Cannavacciuolo maritata Buonomo Gennaro che sarei io. Se morirebbe prima mia moglie di me sarei grato a San Gennaro a ceri e fiori finacche’ campo. Ma lei si è sempre curata bene e schiatta di salute alla faccia mia che non ce speranza, io credo.

Approfitto della controra che sta’ stravvaccata sopralletto per scrivere nascostamente nel gabinetto su carta tipo igienica il mio lascito testamento di robbe poche ma stentate, col sudore della fronte per tutta una vita onesta ma sfortunata. Che se si sveglia sono mazzate.
Non avendo la infamona fatti i figli perche’ e’ arida di panza e di cuore, lascio il basso di abitazione a mio nipote Libberato figlio di mio fratello Vittorino.
A mia nipote Italia, sempre figlia di Vittorino, lascio per dote la mobilia con la biancheria di correto, l’anello mio, la catenina e il curniciello della buonanima del nonno.
Non cio’ altro.
Quando saro’ morto dovete cercare il mio testamento qui presente dietro all’armadio. Se non lo cercate dietro all’armadio non lo trovate, e allora e’ inutile che lo cercate. (Essendo capace di intendere e di volere, Salvatore De Matteis).

Un giovanotto giapponese.

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Un giovanotto giapponese fece in modo di poter andare su un’isola remota a studiare lo zen con un certo maestro per tre anni. Alla fine del triennio, tutt’altro che soddisfatto, si presentò al maestro per annunciargli che mollava, al che il maestro gli disse: “sei stato qui tre anni, perché non ti fermi altri tre mesi?” Lo studente accettò, ma alla fine del trimestre aveva ancora l’impressione di non aver fatto progressi. Quando confermò al maestro che se ne andava, questi gli propose: “senti, sei stato qui tre anni e tre mesi. Resta altre tre settimane.” Lo studente ottemperò, ma senza alcun risultato. Allorché disse al maestro che non era successo un bel nulla, questi disse: “sei stato qui tre anni, tre mesi, e tre settimane. Rimani qui altri tre giorni, e se alla fine non avrai raggiunto l’illuminazione, suicidati”. Più o meno alla fine della seconda giornata lo studente ebbe l’illuminazione. [John Cage, silenzio, Shake edizioni, 2010, pp. 12-13].

In una memoria.

cover-Albani-mattoidi-bIn una memoria (1887) indirizzata a Michele Coppino, ministro dell’Istruzione Pubblica nel governo di Agostino Depretis, Francesco Becherucci rivela alle Accademie di Scienze d’Europa di aver scoperto un efficace ricostituente che consiste nel sorbire le uova delle galline prima che queste le facciano, ovvero quando le uova si trovano ancora dentro le galline. A tutti è facile sapere quando nel seno di una gallina c’è un uovo col guscio, afferma Becherucci. In tal caso si prende la gallina e si avvolge con una salvietta, in modo che non si possa muovere. Quindi con una cannula vuota e di piccolo diametro, lunga 20 o 30 centimetri, di argento o di altro metallo, di avorio o di altra sostanza, avente a un’estremità forma piramidale, ma non tagliente, e dall’altra un bocchino, così che, introdotta la cannula dalla parte piramidale fino a rompere il guscio, sarà facile all’individuo dal lato del bocchino aspirare a sorso a sorso l’uovo che si trova nel seno della gallina e protrarre l’operazione succhiando lentamente l’uovo per cinque o più minuti. Egualmente si potrà ripetere a volontà la stessa operazione sopra una seconda e più galline per nutrirsi di più uova di seguito…
…Nel rendere pubblico il suo <<eroico ricostituente>>, Becherucci dice di non essere stato mosso da interesse, né sete di guadagno,  ma che a spingerlo, con rara generosità, è stato il desiderio di procurare ai suoi simili un mezzo efficace e pratico grazie al quale possano raggiungere il bene che tutti gli uomini indistintamente desiderano e bramano di ottenere con fondamento di scienza, cioè una prospera e lunga vita.
(Francesco Becherucci, in Paolo Albani, I mattoidi italiani, Macerata, quodlibet 2012, pp. 297-298).

Neologismi.

Neologismi di Luigi Malerba:

Bàbba. Da usare al posto di mamma. Il babbo e la babba. L’altra soluzione sarebbe: la mamma e il mammo. La scelta è tutt’altro che frivola, ha una sua rilevanza politica.

Bugiàdro. Bugiardo, associato all’idea di ladro. È bugiadro chi con la bugia nasconde alcunché di delittuoso come furto, rapina, eccetera. Sono bugiadri i grandi evasori fiscali e i ministri italiani nel momento in cui mentiscono per nascondere le loro malefatte.

Lìmpio. Si può usare al posto di limpido con il vantaggio di eliminare la «d», completamente inutile.

Merdàstro. Colore di non facile definizione, comunque tra il verde marcio e il terra di Siena bruciato, con qualche tendenza al giallo-uovo. Hanno facce color merdastro i ministri italiani petroliferi e aerotangenti (altrimenti detti anche «facce di merda»).

Mio caro Theo.

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Mio caro Theo,
mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello quasi mi casca dalla mano; e ho dipinto tre grandi tele.
Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine.
Vincent Van Gogh (Auvers-sur-Oise, Luglio 1890)

Una volta quando avevo sei o sette anni.

Che una volta quando avevo sei o sette anni avevo trovato un fossile di riccio marino, di quelli verdi carini che sembrano piccole navicelle spaziali. Lo avevo portato in classe per darlo a una compagnetta e mi ero fatto promettere che lo avremmo custodito per sempre, una settimana a testa, come un figlio. E poi da grandi saremmo andati a vivere insieme e lo avremmo portato lì, nella nostra casa, magari esposto dentro una teca, o nascosto in una cassaforte, eccetera.
E così per un paio di mesi ci siamo passati questo fossile di riccio marino, ed eravamo felici, eccetera.
Poi un giorno lei è venuta a scuola e non aveva con sé il riccio, mi aveva detto che lo avrebbe portato il giorno dopo, e così per un paio di giorni. Mi aveva anche detto che forse era meglio tenerlo un mese a testa, non più una settimana. Io non ero d’accordo ma lei non ne voleva più sapere di passarmi questo riccio, lo voleva tutto per sé, ho pensato io. Poi non era più venuta a scuola per un paio di giorni e un pomeriggio la mamma aveva chiamato a casa dicendo che purtroppo il riccio era caduto e si era distrutto in mille pezzettini di riccio, e che non c’era niente da fare, che la figlia non sapeva come dirmelo, che era disperata.
Io allora avevo deciso di non rivolgerle più la parola e così ho fatto per vent’anni.
Cosa significa tutto questo?
Niente.
Però ci ho pensato in questi giorni e alla fine mi dispiace. Cioè, era solo un riccio, all’anima, non c’era bisogno di reagire così.
Scusa.

C’è un concetto.

C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’Etica; parlo dell’Infinito. (J.L. Borges)

Celare.

STUGGIARE, celare qualcosa ad altri per avarizia, vergogna o semplice riservatezza – Es. O Nenna, perché mi stuggi fisso? = O bella, perché ti ostini a celare la mia esistenza? Forse per vergogna?
(Malvio de’ Cupin, phraseologia Karalitana, 1990)

Vi meravigliate.

7199841-LVi meravigliate come questa materia mescolata alla rinfusa, in balia del caso, può aver costituito un uomo, visto che c’erano tante cose necessarie alla costruzione del suo essere, ma non sapete che cento milioni di volte questa materia, mentre era sul punto di produrre un uomo, si è fermata a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, per le troppe o troppo poche figure che occorrevano o non occorrevano per progettare un uomo. Come non fa meraviglia che tra un’infinita quantità di materia che cambia e si muove incessantemente, sia capitato di fare i pochi animali, vegetali, minerali che vediamo, così come non fa meraviglia che su cento colpi di dadi esca una pariglia. E’ pertanto impossibile che da questo lieve movimento non si faccia qualcosa, e questa cosa sarà sempre fonte di stupore per uno sventato che non pensa quanto poco è mancato perché non fosse fatta.

[Cyrano De Bergerac, Histoire comique des états et empires de la lune 1657]

Questa mattina.

Questa mattina ero alla stazione e vicino a me c’era una tipa piena di borchie e anelli e aveva i vestiti tutti bucati e tatuaggi di gente che si droga, eccetera. Allora ho spostato meccanicamente il portafoglio dalla tasca dei pantaloni e l’ho messo nel taschino della mia camicia bianca stirata e profumata, perché mi sentivo più sicuro con il portafoglio nel taschino della camicia. E invece poi mi sono sentito in colpa perché magari quella ragazza così sciatta e piena di borchie era una brava ragazza, e l’abito non fa il monaco eccetera. Allora per sdebitarmi ho spinto la ragazza in terra con tutte le mie forze facendole sbattere la testa sul pavimento e le ho rubato la borsetta e mi sono messo a correre. E mentre correvo pensavo: tutti noi abbiamo imparato una lezione importante oggi: non si giudicano le persone dagli abiti che indossano.

Figli.

copertina-consigli-inutili-bSe avete dei figli fategli mangiare fichi con formiche. Arricchirete in questo modo i loro ricordi d’infanzia.
(Luigi Malerba – Consigli inutili)

Ho saputo.

Ho saputo che a Marrubiu, qualcuno ha visto una scrofa incatenata che, sopratutto di notte, si aggira per il paese. Gente che abita in vicinanza della stazione ferroviaria assicura che questa scrofa in catene, a volte, procede a scivolo sui binari; e altri affermano che non di rado corre sui marciapiedi, producendo con le catene un rumore infernale. Nessuno ha mai potuto vederla perché quando la si cerca sparisce misteriosamente.

Un signore.

Un signore con gli occhiali da sole in treno che fissa le persone e allunga il viso per sentirle meglio. E davanti a lui c’è una tipa molto truccata che parla al telefono e dice che non vuole più avere a che fare con gente cafona. E lo dice davanti ai propri figli. È del mio ex marito che parlo, dice, è un coglione cafone stupido figlio di putta. Davanti ai propri figli. Ma perché? Si chiedono tutti. Ha scritto un commento su facebook che non mi piaceva proprio, ha detto lei.
E vicino a me, cioè alla sinistra del signore con gli occhiali da sole, c’è una famigliola bellissima con mamma babbo e figli biondi e pieni di boccoli, e fanno merenda dividendosi due tramezzini e bevono succhi di frutta e brindano con questi succhi di frutta e sembrano davvero belli. Fuori dal finestrino invece un ragazzo e una ragazza si dividono l’ultima sigaretta anche se questa sigaretta praticamente si fuma da sola perché loro stanno attaccati a baciarsi e non si staccano mai. Sono come calamite, e lui deve prendere il treno per andare nell’esercito e lei non vuole che prenda quel treno ma che rimanga lì attaccato alle labbra.
Allora come vedo che l’uomo con gli occhiali da sole si sporge fuori dal finestrino mi avvicino e gli faccio: che cazzo c’ha da guardare? Ma lui si gira verso di me e alza gli occhiali da sole sulla fronte. Sono cieco, dice. E mi fa vedere le pupille maciullate.

Condannati a morte della resistenza italiana.

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l’Italia libera!
Achille (Achille Barilatti, 22 anni)

Condannati a morte della resistenza italiana.

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.
Il sole risplenderà su noi “domani” perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene. (Albino Abico, 24 anni)

Devo dirti una cosa.

Devo dirti una cosa molto importante. Ha detto.
Sono contento di vederti. Ho detto io.
Ascoltami per favore. Tremava e forse stava per piangere.
Più tardi parliamo delle cose importanti. Adesso…
Ascoltami per favore.
Sto ascoltando.
Aspetto un bambino.
Come scusa?
Sono incinta, aspetto un bambino.
È una bella notizia. Ho detto. Devo subito cercarmi un lavoro.
Non fare lo stupido, non è tuo figlio.
E di chi sarebbe figlio?
Di una persona che non conosci.

E in tutto questo non potevo fare a meno di pensare al mio spazzolino da denti.
A parte la gravidanza e tutto il resto, che fine ha fatto il mio spazzolino da denti? Ho chiesto.
Di che parli?
Sapeva benissimo che stavo parlando del mio spazzolino da denti. Intendevo lo spazzolino da denti che usavo quando ancora abitavamo sotto lo stesso tetto. Quello che stava affianco al suo spazzolino da denti nel bicchiere di vetro. Era ancora lì sotto lo specchio? Oppure era in qualche cassetto conservato premurosamente? O magari nel cestino della spazzatura? Sì sono sicuro che stava proprio lì, nel cestino della spazzatura, il mio spazzolino.

Così è andata via senza fare rumore.
Si dice che la città giaccia sopra il dorso di una balena gigantesca. E sotto questa balena c’è un mare di merda infinito. In realtà non è una cosa che si dice, lo dico io e basta. Talvolta i movimenti della merda producono un fragore tale che è impossibile udire qualsiasi altra cosa. E questo rumore è sempre lo stesso da milioni di anni. Anche questo lo dico io e basta. È possibile che nessuno rimanga rintronato da questo rumore?
Dunque penso che lei avrebbe potuto urlare Non ti amo con tutte le sue forze, che il rumore della merda accumulatosi negli anni avrebbe coperto le sue parole. E fra milioni di anni di questo disamore non rimarrà che un grande, grandissimo, mastodontico spazzolino da denti. Cioè niente. Un infinito niente.